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Anonimo

Anonimo ha chiesto:

Salve, complimenti. Sei Letoh della recenzionene su Se niente importa Amaz..? Scrivo per una affinità di fondo. Sono vegan, ho un libro che dal gatto passa a considerare le sorti degli animali da macello e le conseguenze del carnivorismo per toccare magari qlc sennò "irragiungibile", chiedo una piccola recensione per un'idea evolutiva : Gatto Cuor di Leone Anima di Sfinge. Ti ringrazio cmq. Kudos per il Fuoco! Daniela

Salve Daniela, non so come tu abbia fatto a capirlo ma sono proprio io. Mi interesserebbe molto il libro, fammi sapere

Eravamo troppo liberi e sempre in attesa dei Tartari mentre la vita passava nel suo eterno carnevale.

scriveresumacerie:

Eravamo troppo liberi e sempre in attesa dei Tartari mentre la vita passava nel suo eterno carnevale.

Niente era all’altezza della nostra libertà, l’unica promessa che dovevamo mantenere per non sentirci sporchi e traditori di noi stessi.

Ci sentivamo delle fortezze,

incrollabili baluardi di un’energia persa,

pericolosi incendiari,

piromani di coscienze

a nostra volta ustionati da dardi e feriti da schegge nella carne viva,

quelle stesse schegge che con il loro pulsare ci facevano sentire vivi.

Parlavamo con il fuoco negli occhi e torrenti inesauribili ci piangevano ininterrottamente dalla bocca con singhiozzi convulsi.

Lo stesso sangue scorreva dentro di noi, con forze diverse di rabbia o di pianto, voleva scappare da noi.

I cuori, sputati per terra, erano pronti per essere pestati dagli stivali di pelle del potere. Eppure continuavano a battere, anche dopo essere stati schiacciati, anche dopo essere stati pestati, palpitavano con energia sempre nuova e ci ricrescevano dentro come code di lucertola.

Non sopportavamo nemmeno noi la nostra pesantezza di mongolfiere ancorate, di mulini a vento con le pale inchiodate, desiderosi ma incapaci di volare via, desiderosi ma incapaci di accontentarci di noi stessi.

Correvamo troppo in fretta verso qualcosa che ci sfuggiva tra le mani, cercando di raggiungere orizzonti che cancellavano la propria linea per nascondersi e farci arrivare sempre troppo in avanti.

Ogni giorno perdevamo la sopportazione a gocce colate via lentamente con ritmo regolare e inesorabile ed eravamo sempre più saturi, talmente densi di rabbia da non essere più capaci di sanguinare.

La realtà ci appariva sempre più nitidamente come una marcia verso la catastrofe.

scriveresumacerie:

La realtà ci appariva sempre più nitidamente come una marcia verso la catastrofe.

Vivevamo questa nostra consapevolezza da un lato come una malattia da tenere nascosta per non pesare su chi ci stava vicino, dall’altro come un’accecante evidenza che rendeva tutti quelli che non reagivano schiavi rinchiusi in una caverna, capaci solo di concentrarsi sulle ombre.

Trascinavamo i nostri corpi sopra le macerie di questo mondo cercando la salvezza in qualche traccia di noi sottoforma di scritta su qualche muro, volantino-foglia secca per terra, adesivo.

Ma troppo spesso sarebbe stato meglio non vedere, avere una benda su almeno uno dei mille occhi che avevamo.

E nascondevamo, nei nostri cappotti militari troppo grandi per i nostri corpi di vetro ridotti ai minimi termini, utopie già usate e, nelle tasche, i denti caduti a forza di digrignarli.

Non sarebbe mai arrrivata la folgorazione, la nostra via di Damasco era piena di mobili gettati dalle finestre e auto in fiamme.

Nemmeno osammo anche solo sognare di vincere.

Però noi stessi eravamo sogni. Ogni mattina prendevamo le ali dall’armadio e ricaricavamo il cuore di nuove munizioni.

Quando ci reincontravamo erano sguardi e mani che cercavano di farsi spazio fra reti metalliche elettrificate e filo spinato.

Ci sentivamo partecipi del passato.

Ci prendevamo il presente.

E avevamo ansia di futuro.

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